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Sara and Catherine Tales. Intervista a Sara Quaglia

I fatti avvenuti a Londra la scorsa settimana hanno scosso tutti, me compresa che vivo qui da ormai 5 anni e ho scelto di chiamare questo luogo “casa”.
Come me, un’altra donna e mamma ha vissuto le stesse emozioni. Di quelle che ti lasciano con un nodo alla gola ma con la forza e la voglia di andare avanti ha voltato pagina come una vera e propria “Londoner“.

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Oggi vi racconto la storia di Sara e di come ha iniziato l’avventura del suo meraviglioso blog Saraandcatherinetales .

“Tales” significa “racconti” e non ci poteva essere termine migliore per descrivere quello che Sara scrive. Sono racconti della sua vita insieme ai suoi figli: Catherine “la toddler” e l’ultimo arrivato Harvey “Captain Cuddle”. Il modo in cui Sara si racconta è talmente dolce e coinvolgente che mentre leggi le sue tales non puoi fare a meno di sentirti dentro ad una vera e propria favola.

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Sara è una mamma dolce e premurosa con una grandissima tenacia e, nonostante le difficoltà, riesce sempre a trovare la forza di andare avanti e non fare mancare nulla alla propria famiglia.

Oggi Sara si racconta alle lettrici di COMPOSURE

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«Mi chiamo Sara ho 34 anni. Nel 2009 ho detto addio alle verdi colline piemontesi; ho vissuto in Tunisia, a Londra,a Zurigo, ad Amsterdam ed, infine, sono tornata nella città del mio cuore: Londra. Mi sento molto fortunata a poter respirare in questa metropoli dalle mille opportunità. 
Dell’Inghilterra adoro tutto: i suoi parchi verdissimi, le sue coste selvagge, il tea con gli scones, i suoi cottage, l’arrosto al pub la domenica… insomma mi sento molto “British at heart” come direbbero gli inglesi. 
Mi mancano molte cose dell’Italia ma non credo potrei riabituarmi a viverci: la vita da expat, per quanto dura, mi piace tantissimo. Sono una persona che si stufa facilmente: sempre in cerca di nuove avventure, di nuove sfide e vivere qui è come ricevere una scarica inesauribile di adrenalina».

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Sara hai da poco accolto nell tua famiglia “Captain cuddle”, ossia il tuo piccolo Harvey. È stato difficile per Catherine cambiare la sua routine e condividere la mamma con il nuovo arrivato?

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«Sì, molto. Sebbene Catherine non abbia mai manifestato gelosia nei confronti di Harvey (anzi lo adora proprio) ha sicuramente patito la fine della nostra esclusività e io con lei…anzi più di lei. All’inizio ho fatto molta fatica ad accettare il cambiamento e ne ho sofferto parecchio: io e Catherine abbiamo vissuto in simbiosi per i primi due anni e mezzo della sua vita e vederla passare le giornate fuori tra asilo e tata non è stato facile»

Hai partorito a Londra, lontana da casa. Hai affrontato il travaglio con tanta forza, tanto da esserti anche recata in ospedale da sola. Come ricordi quel giorno?

Schermata 2017-06-13 alle 02.33.54.png«Ricordo tutto vividamente: ricordo la passeggiata fatta “per invogliare il parto” dopo aver accompagnato Catherine a scuola, ricordo il pomeriggio trascorso in giardino a fare le bolle di sapone cercando di ignorare le prime contrazioni, ricordo di aver preparato la pasta al pomodoro per Catherine che mi urlava in loop “I don’t want soup I want pasta!!!!”. E’ stato un giorno che non dimenticherò mai e, nonostante il dolore, è stato uno dei giorni più belli e prepotenti della mia vita. Ho vissuto il secondo parto in maniera diversissima dal primo: nonostante abbia subito un altro cesareo d’urgenza, sapevo a cosa andavo incontro e come affrontarlo. Ero più forte psicologicamente grazie a Catherine, che, lentamente, mi aveva insegnato ad essere madre: questo mi ha permesso di affrontare sia il parto che il post parto in maniera molto più rilassata».

In un recente post sul tuo blog parli di come sia stato per te difficile ma allo stesso tempo necessario, chiedere aiuto con la gestione dei bimbi e della casa. Con Catherine ti eri arrangiata a fare tutto da sola. Perché ti è pesato così tanto ammettere di aver bisogno di una mano?

Schermata 2017-06-13 alle 02.28.59.png«Mi è costato tanto chiedere aiuto perché aspiravo all’ideale (surreale) di mamma perfetta e sempre sorridente. Per me è stata dura riconoscere di aver bisogno di aiuto, ammettere di non essere la “super mum” che immaginavo. Per quanto questo sia stato difficile da digerire, ho dovuto fare i conti con la nostra realtà; una realtà che vede mio marito spesso in viaggio e l’assenza di una rete familiare di supporto. Ho dovuto scegliere tra l’essere una mamma sempre presente ma stressata o una mamma più “assente” ma più rilassata ed ho scelto la seconda. Certo quando la tata mi manda i video delle piccole conquiste quotidiane di Catherine ci resto un po’ male: vorrei essere sempre presente, vedere tutto ciò che fa, sentire tutto ciò che dice ma, avendo anche un neonato a cui badare, sarebbe davvero complicato. Mi rendo conto di essere molto fortunata a potermi concedere questo aiuto e sono soddisfatta della mia scelta; Catherine è felice, fa tante attività ed è serena: la tata è per lei la sua “best friend ever”».

La seconda gravidanza dicono che sia differente dalla prima. Che differenze noti tra le tue due esperienze?

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«Diversissima! La prima gravidanza per me è stata all’insegna dell’ansia: è stata eterna e noiosa perché cercavo di fare il meno possibile per non affaticarmi. Con Harvey macinavo chilometri su chilometri, rincorrevo tutto il giorno una toddler per casa ed ero molto più rilassata su vari aspetti. Ad esempio con Catherine ero sempre in ansia per la toxoplasmosi: mangiavo solo roba cotta e avevo importato litri di Amuchina; con Harvey, invece, vivevo di insalate lavate con acqua e STOP e consumate ovunque. Inoltre la seconda gravidanza è passata velocissima e meno male: non sono una di quelle donne che amano essere incinta e, infatti, a me il pancione non è mai mancato (nè mancherà)».

Da italiana all’estero, quali pensi che siano i pro e i contro del crescere i tuoi figli in UK?

Schermata 2017-06-13 alle 02.30.10.png«Iniziamo con i contro: per me il maggiore è la lontananza dalla mia famiglia. Catherine ed Harvey non avranno mai quel rapporto di quotidianità con nonni, zie e cugini a cui ero stata abituata da piccola. Per loro sarà un evento eccezionale trascorrere del tempo con loro e questo mi rattrista. L’altra cosa che un po’ mi preoccupa è che non riescano a sentirsi parte di una comunità in quanto provenienti da genitori con culture comunque differenti. I pro, a mio avviso, sono moltissimi ma, prima di elencarli, ci tengo a precisare che il mio è un parere soggettivo e non un giudizio. Sono moto felice che i miei figli crescano qui perché Londra offre infinite possibilità: è una città dura, questo è certo, ma è basata sulla meritocrazia e premia il lavoro duro. Catherine e Harvey cresceranno in un ambiente multietnico, la loro prima lingua sarà l’inglese e si confronteranno con realtà diversissime tra loro e per me questo è un gran vantaggio. Inoltre, seppur difficile, l’essere un nucleo famigliare a se stante, ci permette di far crescere i nostri figli senza interferenze e la cosa ha sicuramente i suoi lati positivi».

Come mai hai deciso di aprire il tuo blog Saraandcatherinetales

Schermata 2017-06-13 alle 02.34.26.png«Ho sempre amato scrivere e scattare foto: il blog rappresentava lo strumento ideale per combinare entrambe queste passioni. Con la nascita di Catherine è nata la voglia di raccontarmi ma non solo, il blog è nato anche come diario fotografico dove collezionare i nostri momenti felici. Adoro rileggere i miei post, vedere le foto di Catherine ancora sdentata o con la faccia tutta sporca di pappa: sono dei ricordi bellissimi che, senza il blog, sarebbero andati persi in qualche external drive. Un altro fattore che mi spinge a continuare con questa avventura è la possibilità di relazionarmi, ogni giorno, con altre mamme e donne e, con alcune, è nata una bellissima amicizia».

La tua giornata è ovviamente scandita dai ritmi dei bimbi. Riesci mai a prenderti un break e dedicarti a te stessa?
«I momenti solo per me sono, al momento, accantonati: Harvey richiede cure costanti (non è vero che tutti i neonati mangiano e dormono, magari!). Ciononostante cerco di prendermi cura di me stessa e di fare le cose che mi fanno stare bene: tenere la casa pulita, scattare foto, truccarmi ogni giorno, una piega veloce al venerdì…sono piccoli gesti che mi fanno sentire “normale” anche nel trambusto dei tempi attuali»

Hai vissuto in molti paesi diversi. Se potessi scegliere un luogo dove vivere per tutta la vita, quale sceglieresti?
«Idealmente sceglierei un villaggio nella campagna inglese ma, conoscendomi, dopo qualche mese mi annoierei terribilmente. Londra mi piace tantissimo ma vivrei volentieri a Cambridge: una perfetta via di mezzo tra la città e la campagna. Sicuramente, il mio futuro lo immagino qui, in Inghilterra (a meno che non ci caccino con la Brexit); questo Paese mi è entrato nel cuore e mi appartiene profondamente. Il mio sogno sarebbe di stare qui a Londra e, una volta che i bimbi andranno all’università, trasferirmi in un cottage super cozy in campagna; mi piace immaginare me e mio marito a sorseggiare un bicchiere di vino in un giardino verdissimo, come solo quelli inglesi sanno essere».


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