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Intervista a Noemi Bengala: Una donna perfettamente “al contrario”

Quante volte vi siete sentite fuori posto, non capiti o semplicemente diversi dagli altri? Quante volte avete pensato di essere al contrario?
Almeno una volta nella vita è successo a tutti quanti e oggi vi voglio raccontare la storia di Noemi Bengala, classe 1976: “unadonnaalcontrario” di fatto.
Noemi, siciliana di nascita, si trasferisce a Milano all’età di 18 anni per laurearsi e iniziare a lavorare nel mondo del fashion e della pubblicità per poi, dieci anni dopo approdare nella città eterna: Roma.
Oltre ad essere una gran lavoratrice ha una grande passione per la fotografia e per la scrittura. Nel 2015 apre il suo blog Unadonnaalcontrario, un luogo di ritrovo per tutti coloro che in un modo o nell’altro si ritengono fatti al contrario.
Noemi, nonostante sia una persona molto forte in realtà è una donna umile e gentile d’animo che ama la sua “riservatezza”, tanto che, guardando il suo profilo Instagram, farete difficoltà a scovare qualche sua fotografia. Ma noi di COMPOSURE, ce l’abbiamo!

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È stato un vero piacere addentrarsi in questo “mondo al contrario” e scoprirne la sua vera essenza.

Hai una bellissima figlia di 10 anni, Catherine. Hai deciso di adottare nonostante tu possa avere figli e non molti hanno compreso la tua decisione. Come spiegheresti questa tua scelta?
«Non la spiegherei. Prima ci provavo, oggi credo che alcune cose le senti e basta. Quello che so è che a un certo punto sapevo che il mio bambino o la mia bambina erano lì ad aspettarmi e quel lì era l’Africa. E così è andata di conseguenza: chi conosce la mia storia sa benissimo che Catherine è figlia mia al 100% e la prima a stupirsi di questo, ogni giorno, sono io».

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La tua vita dici essere stata sempre “al contrario”. Cosa intendi?
«Alcontrario è come mi sento da che ne ho un ricordo. Quella diversa, che la pensa non come la massa, quella che si veste “strana”, quella che ama viaggiare sempre verso nuovi lidi, che non si sta mai ferma un secondo, che ha sete di conoscere. Poi per fortuna di animealcontrario come me ne ho conosciute altre e non mi sono sentita più strana».

Nelle tue “intervistealcontrario” parli di persone che sono riuscite a realizzare i propri sogni e hanno affrontato una trasformazione interiore che ha portato poi a dei cambiamenti nella loro persona e quindi vita. Qual è il sogno più grande di Noemi e quale invece è il cambiamento interno che credi aver dovuto affrontare nel corso degli anni per adattarti alla vita?
«Il mio sogno più grande è quello di essere felice. Intendo fino in fondo, profondamente. Non rinunciando mai alla dignità della mia vita. Il resto, il lavoro, i soldi, gli affetti, sono solo una conseguenza. Se io mi sento sulla lunghezza d’onda della felicità, allora arrivano anche le cose esterne che seguono quella stessa lunghezza d’onda. Altrimenti è solo una sofferenza. Sono certa che ognuno di noi comprende quello di cui sto parlando. Il difficile è rimanere allineate alla sacralità della propria vita. Ci sono meccanismi interiori, quelli che abbiamo imparato da bambine/i, che non aiutano a mantenere quella rotta. Sta a noi prenderci cura e avere rispetto delle nostre vite. Io credo nella trasformazione delle persone comuni, credo nella incredibile potenzialità di ognuno di noi . Il viaggio di Lisa, la protagonista del mio Safari, parte da un grandissimo bisogno di trasformazione che per fortuna lei decide di accogliere. Forse a molti manca questo: la decisione di accoglierlo».

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Sei sempre alla ricerca di storie che ti possano incuriosire. Qual è stata la storia più d’ispirazione che ti sei trovata a raccontare?
«In verità ogni storia è stata di ispirazione. L’essere umano in generale ha su di me un grandissimo fascino. Purtroppo spesso e volentieri è capace delle peggiori brutture del mondo ma a me piace mettere l’accento su quelle persone che hanno realizzato delle belle cose per via di quella potenzialità di cui parlavo prima. Credo sarebbe bello venisse utilizzata solo per le cose positive. Pensa in che mondo meraviglioso vivremmo…»

In uno dei tuoi post, molto interessante e divertente, parli di come in questa società odierna tutto venga espresso utilizzando termini maschili, come ad esempio le parole nel vocabolario inserite al singolare maschile e non al singolare femminile. Credi che sia questo approccio così “maschilista” a portare effetti negativi sull’accettazione delle diversità nella cultura odierna?
«Sicuramente contribuisce. Il nostro è un mondo profondamente maschilista e io non sono certo una femminista, anzi chi mi conosce sa che sono cresciuta insieme ai maschi, che sono molto maschile e che con il tempo ho cominciato ad aprire gli occhi e vedere quello che si nasconde dietro l’universo femminile. Io credo nella polarità. Il mondo ha bisogno sia di maschi che di femmine, senza che nessuno prevalga sull’altro e sicuramente mi auguro che questo mondo un giorno possa arrivare a questo equilibrio. Per il momento lo vedo abbastanza lontano».

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Catherine è nata in Africa per poi “rinascere da te”, come dice lei, all’età di 5 anni. La preservazione e la conoscenza della nostra cultura d’origine è una delle cose che più ci formano come esseri umani. Cosa porta lei con se della sua terra d’origine? È per te importante farle conoscere le tradizioni e la cultura africana?
«Diciamo che io non ho mai forzato mia figlia in nulla e questo anche riguardo le sue origini. Del resto l’“africanità” è impossibile non vederla in lei, la vedi sicuramente nel suo aspetto ma soprattutto nella sua energia, nel suo scoppiare di vita. C’è stato un momento che aveva bisogno di omologarsi alle sue amichette occidentali e io l’ho lasciata fare. E poi io penso che l’Africa è un sentimento che quando l’hai provato non lo puoi più scordare. Lo chiamano mal d’Africa ma secondo me è amor d’Africa».

Safari, il tuo libro, racconta di Lisa, una ragazza che fa un viaggio fantastico intorno al mondo. Credi che Lisa abbia fatto quello che Noemi avrebbe voluto fare a sua volta? Raccontaci di questo viaggio. 

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«Lisa ha sicuramente molte cose di Noemi ma in altre cose è molto diversa. È un mix di tante donne comuni che ho incontrato nella mia vita. Un mix di esperienze di vita. In fondo non penso che il suo viaggio sia stato fantastico, piuttosto penso che sia stato “necessario” per riappropriarsi di se stessa e credo che noi donne, in particolar modo, abbiamo bisogno di concederci qualcosa, che può essere un viaggio o anche qualcos’altro, per approfondire l’universo che c’è dentro di noi. Siamo sempre prese ad accudire qualcuno e spesso ci dimentichiamo di noi. Di prenderci un momento di solitudine per ascoltare solo noi stesse, chi siamo dentro».

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Oltre ad essere una blogger, una mamma e un’autrice sei anche una stylist. Come è approdata Noemi nel mondo fashion? E cosa ti ha spinto ad affrontare la sfida di aprire un blog che, tra l’altro, non parla di moda?
«Io ho studiato a Milano alla Naba (Nuova Accademia di Belle Arti), con indirizzo moda e costume. Terminata l’Accademia ho avuto la fortuna di incontrare una persona splendida che mi ha permesso di conoscere il magico mondo del Set. E così è cominciato il mio lavoro di stylist e costumista (in questi giorni c’è in uscita un film veramente bello che vi invito andare a vedere: si chiama “Acqua di marzo”, di Ciro De Caro. Il film è stupendo e Ciro è un regista eccezionale). L’amore per la moda resta e resterà sempre perché io sono convinta che non abbia solo l’aspetto futile che spesso ci mostrano i media,  anche le fashion blogger se posso dire. Basta solo pensare che l’industria della moda è tra le prime in Italia per fatturato. Ma poi il costume in generale e nelle epoche, piuttosto che anche oggi nella modernità va osservato, va preservato, perché racconta la storia, la cultura, racconta il nostro paese come anche gli altri paesi e io lo trovo ancora estremamente affascinante.
La storia di com’è nato il blog è un po’ lunga. Posso solo dire che lo devo a Lisa  perché, in qualche modo, mi ha chiesto di trasmettere il suo messaggio a più persone possibili e il blog è stato il mio modo per realizzare il suo sogno. Non parla di un argomento preciso perché la mia vita è sempre “ricca” o dovrei dire “incasinata” da mille argomenti. Mi piace sperare di essere una voce che ne raccoglie molte altre».


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