IL PUNTO DI G

Tu mi porti su, poi mi lasci cadere.

Nella canzone di Giorgia è tutto spiegato benissimo: “Tu l’hai capito che cos’è che io cercavo, qualcuno che ogni attimo mi dicesse brava. Tu mi hai attratto ed io mi sono innamorata, e come un 747 sono decollata. Sorretta dal tuo sguardo come vento sulle ali, e verso il sole qualche cosa mi diceva sali…” Sì, ma quando cadi ti sembra di aver lottato inutilmente contro un treno in corsa!
Comunque, quando questo succede, incominciano per noi le fatidiche “seghe mentali” che consistono nel ripercorrere mentalmente tutto quello che vi eravate detti fino a poco prima: “Che cacchio gli è successo?”, “Come può avermi detto certe cose?”, “Perché poche ore fa tutto era una favola e adesso è un incubo?”, “Non abbiamo nemmeno litigato!”, e via così. Questo sarà il nostro tormentone per i prossimi mesi, fino a quando non ci stancheremo di torturarci. Siccome siamo un po’ “de coccio”, questo strazio ce lo porteremo avanti per un po’. Niente paura: prima o poi passa. Solitamente più spesso “poi” che “prima”.
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