DIARIO DI UNA MAMMA IMPERFETTA MODA BIMBI

Chi l’ha detto che solo le femminucce vogliono essere “fashion”?

Chi non ricorda il primo acquisto fatto per il proprio figlio? Magari la prima tutina comprata quando eravate ancora in dolce attesa?
Tanti anni fa mia zia mi disse che aveva iniziato a comprare bavaglini quando aveva circa 19 anni. Sognava con tutta se stessa di diventare mamma e teneva a bada questo desiderio acquistando, di tanto in tanto, un paio di minuscoli calzini o dei bavaglini lavorati a mano. Per me invece è stato diverso.
La gravidanza di Edoardo l’ho trascorsa tutta a letto, il massimo del brivido era affacciarmi un secondo in cucina per rubare un pezzo di cioccolata.
Mi era stato vietato persino di alzarmi per andare in bagno perciò, quando è finalmente arrivato il mio ecco…bambino, ho concentrato diversi acquisti appena uscita dall’ospedale.

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Ad un certo punto ho pensato che la mia carta di credito stesse diventando carta velina, dal momento che in quel solo giorno era stata strisciata non so quante volte.
Ricordo che ad H&M riuscivo a trovare sempre cose sfiziosissime, dai pantaloni con le bretelle al capello come quello di Clark Gable.
A mio figlio è sempre andato bene tutto: poteva avere addosso dieci colori diversi contemporaneamente; righe e quadretti insieme, o addirittura pantaloni decisamente troppo lunghi. L’unico suo sfizio erano le scarpe: diventava pazzo di gioia se gli compravo quelle che si illuminavano mentre camminava.

Diciamo che se a noi avessero regalato una fantastica borsa di Gucci, saremmo state felici esattamente come lui con le sue scarpe.

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Lui è sempre stato collaborativo e modaiolo al punto giusto, fino a quando non è approdato in prima elementare.
Lì ha deciso che l’abbigliamento non era più una questione da delegare alla propria mamma, ma un qualcosa da curare in prima persona.
“Come?” vi domanderete, presto detto: il grembiule nero doveva avere rigorosamente il colletto bianco e la zip, per chiuderla, doveva essere estremamente pratica perché, ho saputo dopo, durante la ricreazione il grembiule si apre per portarlo come fanno quelli più grandi.
Nei giorni di attività motoria, invece, vuole indossare una tuta abbinata e non una felpa e pantalone spaiati. Ma non solo, in negozio ha voluto supervisionare l’acquisto, la stampa e il colore perché dovevano essere di suo gradimento.

Lì mi sono resa conto che avevo sottovalutato la cosa, pensavo che il look fosse una prerogativa delle bambine e non dei bambini. Che errore!

Più il mio viso era sconcertato per quelle che io consideravo “strane richieste”, più quello di mio marito era divertito.

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