IL PUNTO DI G PISCOLOGIA

“Tu non sei madre, non puoi capire”

Preparatevi: questo sarò un post ad alto tasso polemico.
Non sono madre (questa è una necessaria premessa).
Non sono sposata né convivente.
Sono “in-trattativa-sentimentale” e resto fiduciosa nelle opportunità del futuro (a riprova di ciò, il fatto di non avere ancora una colonia di gatti in casa).

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Sono una plant-lady, a quanto pare la nuova frontiera delle donne single, dalle fortune botaniche alterne.
Ma no, non sono madre.
Quando mi capita di ascoltare questa frase, nelle conversazioni ordinarie o in quelle professionali, tendo a rimanere bloccata e senza parole (davvero una rarità per me) e mi chiedo:

Cosa differenzia una madre da una non-madre?

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Ammetto che, per la mia petulante curiosità ho chiesto, a volte, cosa differenziasse me dalle Genitrici e devo dirvi che le spiegazioni che ho ottenuto non mi hanno pienamente convinto (e figurati! penserete voi).

Sono una psicoterapeuta che si prende amorevolmente cura dei suoi “pazienti” (perché hanno la pazienza di starmi dietro). Sono zietta dei bellissimi bambini della mia migliore amica. Sono un’Amica (spero buona ma di sicuro piena di amore) del genere “devo sbarazzarmi di un cadavere: mi aiuti?”. Sono una figlia di genitori non più giovanissimi di cui cerco di prendermi cura. Il sentimento, credo non mi manchi.
Allora cosa c’è dietro quel limite? Cosa non potrei capire (se mi venisse spiegato)?
Capricci? Sacrifici? Attese? E, al contrario:

Vi siete mai chieste cosa ci sia dentro una non-madre, quando definite la vostra maternità?

Se vi va bene incontrate una donna che per scelta non ha figli e che sostiene con elegante disinvoltura la sua posizione facendo spallucce rispetto alla vostra.
Magari, invece, ne incontrate una che vorrebbe far parte del vostro club e che si sente tagliata fuori dalla vostra regola esclusiva.
Ancora potreste parlarne con una madre-senza-figli, che si prende cura con amore di individui che non ha partorito ma che sente suoi, proprio come dei “figli”.
Quando mi è capitato di sentire questa frase ho pensato (perdonate la ruvidità) che chi la pronunciava mancasse di una dote che attribuisco alle madri: l’empatia.

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L’empatia è la capacità di sentire ciò che sente l’altro come se indossaste i suoi panni. Con una vicinanza emotiva che solo le madri, nel mio immaginario, possono fare.

Quando qualcuno mi rivolge quella frase, mi zittisce come essere umano ancor più che come professionista.
Se devo restare nel confine professionale, spesso mi capita di rispondere dicendo che non faccio nemmeno l’impiegato delle poste ma non per questo non riesco a comprendere le dinamiche di un gruppo di lavoro.
Quello su cui vorrei riflettere, nero su bianco, è che spesso, la mancata partnership al club delle mamme, renda le altre meno donne. Quando, invece, ce ne sono di meravigliose (penso a Rita Levi Montalcini) che hanno scelto di non essere madri ma non per questo non hanno lasciato un prezioso lascito al mondo.
Io, di certo, non voglio paragonarmi alla scienziata (non meriterei nemmeno una falange, per confronto) ma credo di sapere ascoltare e di potere capire e sentire con voi. L’empatia è solita essere una dote spiccata in chi sceglie di fare questo mestiere.
Quindi, per favore, ammirevoli mamme di tutto il mondo: non ditemi quello che non sono.
Dite ciò che potrei essere, raccontate ciò che non si sa, permettete a chi sbircia alle vostre riunioni con curiosa affezione, di sentirsi vicine perché donne, capaci di amare.
E’ già sufficiente sapere che “Gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere” per non  sostenerci.
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3 commenti

  1. Bell’articolo ma è un pò confuso. Generalizzi troppo. Hai descritto le madri come delle stronze che credono di avere il monopolio dei sentimenti e dell empatia non ho capito se la pensi cosí o vuoi far passare un messaggio preciso

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  2. Ciao Vittoria
    L’articolo ha il tono semiserio per raccontare di certe madri che tracciano una linea di separazione. Nn tutte le madri nè le donne in genere sono così, questa è l’unica generalità in cui credo. Chi dice “non puoi capire” può nn voler fare lo sforzo di non spiegare e questo genere di chiusure tende a non piacermi. La riflessione che mi piacerebbe condividere è che non abbiamo bisogno di fazioni ma di alleati ma che spesso (non sempre, per fortuna) questa cosa nn capita.
    Grazie per il tuo tempo e per il tuo stimolante commento

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